Orietta Petrignani

C’è un tempo per ogni cosa. «Mi gratifica riuscire a far vedere fuori quello che solo la mia pelle può sentire».
Ho scelto Oro perché dal mio nome ho voluto far uscire della luce. L’oro brilla per definizione. È un materiale nobile, prezioso. Volevo riscoprire le molecole di luce che mi appartengono.
Dipingo da quando sono bambina e trovo nella pittura una via per esprimere il mio punto di vista sulle cose. Capire che avevo bisogno di questa valvola di sfogo è stato un processo complesso che è iniziato cinque anni fa.
Lavoro a tempo pieno come infermiera, da tre anni mi occupo di dare assistenza a pazienti portatori di disabilità.
Questa strada professionale ha in qualche modo acuito la mia sensibilità ed ha potenziato in maniera rilevante il mio grado di empatia verso gli stimoli esterni.
Dunque, mi sono permessa di trovare un tempo che fosse del tutto privato per imparare ad esprimermi con questo mezzo. Credo nel potere terapeutico della pittura, non come cura, ma come strumento per conoscere intimi abissi.
Per quanto riguarda il teatro, ultimamente, abbiamo portato in scena “Las Mariposas Vuelan Todavìa“, uno spettacolo incentrato sul tema della violenza sulla donna in memoria delle giovani sorelle Mirabal che sono state violentate ed uccise negli anni 60/70.
Abbiamo portato lo spettacolo alla sede romana della Casa Internazionale delle Donne.
Un’esperienza che non si scorda facilmente. Sono iscritta all’associazione “Il Tempo delle Donne“.1
Attraverso le scrittura parlo dell’amore assoluto. Mi piacerebbe pubblicare un libro, sto preparando il materiale.
Nel frattempo, ho partecipato ad alcune raccolte poetiche pubblicate dalla casa editrice Bertoni 2. Parlo di amore assoluto nel senso che cerco di rappresentare un amore incondizionato.
Sono in costante ricerca dell’iconografia verbale di un amore senza condizioni.
Guarda, parlando di genitorialità, credo che non ci sia occupazione più ardua dell’impresa di essere genitori. Molto spesso si pensa di fare la cosa giusta per sé e per i propri figli, ma poi ci si rende conto che le infinite possibilità sono rimaste ancora tutte in campo.
Si può rimanere a fissare in dei punti ciechi. Le soluzioni sembrano essere sempre meno, rispetto a quelle che sono in realtà.
Avevo un rapporto stupendo con i miei genitori. Ho dedicato una poesia a mia madre, Elvezia, il suo nome era stato ispirato ad una marca straniera di conserve di pomodori, mi dissero i nonni.
Le ho dedicato anche un ritratto su tela intitolato “Rondine”.
Prima che mia mamma se ne andasse, mio fratello, Saulo, le chiese in quale animale si sarebbe mai voluta reincarnare. Lei, con le ciglia aggrottate rispose esclamando: «Se potessi rivivere, rivivrei da Rondine.»
I miei colleghi infermieri mi hanno regalato un tatuaggio per il compleanno. Io ho scelto di tatuarmi una rondine.
Mia mamma era innamoratissima di mio padre Amarando. Lo so, abbiamo tutti dei nomi particolari in famiglia.
Guarda in questi cinque anni ho faticato ed ho conquistato un tempo personale per dedicarmi a ciò che mi piace fare.
Sarò anticonvenzionale, ma la vita prende tempo per decadi. Siamo sempre impegnati a soddisfare le parti produttive delle nostre routine, giorno dopo giorno. Il lavoro, il matrimonio, i figli, poi i genitori quando i figli sono ormai grandi e cresciuti.
Sembra che fermarsi sia un peccato mortale. Non è così. Fermiamoci.
Solo rimanendo ad ascoltare l’eco dei passi rimasti nelle scarpe, possiamo capire se stiamo seguendo la via giusta.
Ripeto, non amo definirmi artista. Credo che la pittura sia un mezzo per comprendere il mondo che vediamo dentro e quello che guardiamo fuori.
Sono molto orgogliosa che ora i miei figli apprezzano e supportano i miei lavori. Sono molto curiosi quando mi metto a lavorare su tele nuove. Credo che il mio bisogno creativo mi abbia permesso di ristrutturare anche la relazione con mio marito, dopo che i figli sono diventati grandi ed autonomi.
Sono affezionata anche ai quadri che non ho dipinto. Questo per dirti che ogni quadro è una nuova esperienza, ricomincio daccapo ogni volta.
La serie che per mesi mi ha occupato la testa è quella in cui cerco di rappresentare i quattro elementi naturali. Credo che l’unione degli elementi fondamentali possa essere il filo conduttore per osservare ed interpretare in maniera soggettiva le parti che ho voluto rappresentare. Ho dipinto infine il quinto elemento, che secondo diverse interpretazioni dottrinali rappresenta ciò che trascende la dimensione reale. Oltre il tempo e lo spazio 3.
Non mi piace obbligare lo spettatore ad una sola interpretazione. Chi guarda può provare e vedere quello che vuole.
Orietta Petrignani
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Tre serate dedicate al teatro, all’arte, alla poesia, alla letteratura all’Ex Mercato Torrespaccata!
Sabato 23 settembre si aprirà l’esposizione personale delle opere di Orietta Petrignani, in arte ORO.
A seguire, Ella Grimaldi presenterà un reading letterario di poesie di Orietta Petrignani.
E infine, la presentazione a cura dell’autore del libro “Tutti i Colori del Buio“, di Giovanni Giannantonio.
Lo spettacolo teatrale “Visioni: Donne Future“, sarà in scena sabato 24 e domenica 25 settembre.
Troveremo Saffo, Ipazia, Artemisia e Olympe de Gouges… Quattro donne, quattro storie diverse che parlano di passione e libertà.
Storie di donne da raccontare in una affascinante e suggestiva cornice tra il suono cupo e a tratti dolce di una fisarmonica e la presenza eterea di una figura. Ombra che ci accompagnerà nel tempo in epoche lontane sino a ricondurci al nostro oggi.
Testi e regia di Angela Ricci
Con "Les Filles de la Lune": Maria Pia Buonaura, Anastasia Mecucci, Sara Menna, Orietta Petrignani
Danza e movimento scenico: Francesca Lily Sorrentino
Alla fisarmonica: Rosaria D'Antonio
h 19:30
Esposizione personale e letture di Poesie
Orietta Petrignani, in arte ORO
h 20:00
Presentazione “Tutti i Colori del Buio” di Giovanni Giannantonio
h 21:00
Apericena
h 19:00
Esposizione personale
Orietta Petrignani, in arte ORO
h 20:00
Spettacolo Teatrale
“Visioni: Donne Future”
h 21:00
Cena Sociale
h 17:30
Spettacolo Teatrale
“Visioni: Donne Future”
h 18:30
Esposizione personale
Orietta Petrignani, in arte ORO
h 19:30
Apericena
Per partecipare agli eventi, è necessario prenotare scrivendo via email a info@asscalpurnia.it: nome, cognome e numero posti da riservare.
Per ulteriori info e contatti: Marco Marinelli 366.920.3977
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Grazie a tutti, vi aspettiamo!!!
Avete perso l’evento? Nessun problema! Guardate le foto e il video della diretta.
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L’Ex Mercato di Torre Spaccata si trasferisce all’Ex Mattatoio (Largo Dino Frisullo, snc – 00153 Roma) per la notte di sabato 25 giugno 2022.
La direzione artistica di Macedonia Teatro, Tommie Qubla e Ra-tô-ghè-ton, in collaborazione con l’Associazione Culturale Calpurnia, propone incontri artistici e sperimentazioni inedite.
In programma l’evento estivo di chiusura della Rassegna “Spacco L’Arte” 2022, nel segno della contaminazione artistica: “MELACCOLLO”!
In apertura, nella sezione “MELODRAMMA”, saranno presentati alcuni dei corti teatrali finalisti del “Festival dell’Arte Spaccata” 2022.
A partire dalle 22:00 il via libera alla staffetta di musicisti, musiciste e cantanti in un grande open mic, aperto a tutti gli artisti e le artiste che si sono esibiti e esibite all’Ex Mercato di Torre Spaccata: “MELOCANTI“!
Contemporaneamente, artisti e artiste di arte visiva dipingeranno dal vivo, per la sezione “MELODIPINGI“.
Una notte di teatro, stand up comedy, slam poetry, cantautorato emergente e live painting.
Tutto è possibile grazie allo spazio presso la Città dell’Altra Economia!
Sabato 25 giugno 2022, dalle h 21.00 – Sala Asia, Ex Mattatoio
Città dell’Altra Economia, Largo Dino Firsullo, snc – 00153, Roma
Ingresso riservato ai soci (tessera associativa annuale 5€) con contributo specifico di 3€.
| 21:00 | MELODRAMMA | Finalisti “Festival dell’Arte Spaccata”
| 22.00 | MELOCANTI | Open Mic
| MELODIPINGI | Live painting
Corti Teatrali Finalisti del “Festival dell’Arte Spaccata“, 2022:
Io mi ricordo quando – Ayroldi/Gambino
Cara Libertà – LiberaKanti
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Se avete perso l’evento, non disperate!
Potete guardare il video della diretta.
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MELACCOLLO
Direzione artistica:
Macedonia Teatro
Tommie Qubla
Ra-tô-ghè-ton
EX MERCATO TORRESPACCATA
Officina della Cultura
Presidente Associazione Culturale Calpurnia
Marco Marinelli 366.920.3977
Diciamo che Martina è impaurita, ha tanta grinta ed è in scoperta.
Ma parliamo di M.A. ovvero la firma artistica che ho scelto per dare voce a riflessioni intime e creative.
Con molta semplicità, grazie a questo nome d’arte mi permetto di coltivare la pittura ed il disegno senza autogiudizio sulla mia persona, per ora mi va bene così.
Credo che voler essere artista implichi un giudizio altrui, nel bene e nel male.
E come mi è stato detto "Se sarà, Artista ti definiranno gli altri e non tu".
Nel mio lavoro cerco di non portare con me la presupposizione egoriferita di essere per forza un’artista, vado semplicemente verso un bisogno arricchendolo di studio e pratica.
Attualmente mi trovo in un periodo di scoperta. Sto imparando a sfruttare la pittura per sondare terreni intimi e scoprire il mondo che mi circonda.
Credo che l’arte necessiti di studio e tempo per arrivare ad una consapevolezza interna ed esterna. Il tempo è fondamentale per poter difendere il proprio punto di vista, la maturità dettata dallo studio e dalla ricerca permette di avere una visione ampia ed attenta.
L’arte necessita di precisione ed impegno costante non basta il talento.
Spero che quando avrò tanta esperienza alle spalle ed una carriera artistica, il mio paese e la sua politica mostrino rispetto per le professioni coinvolte, non vorrei sentirmi data per scontata tra dieci/venti anni.
Da parte nostra, giovani aspiranti lavoratori dell'arte, vi è sicuramente tutto l’impegno necessario per riuscirci.
Lo scorso anno ho partecipato al “Festival dell’Arte Spaccata” presso lo spazio culturale di Torre Spaccata. Macedonia Teatro ha organizzato un contest di corti teatrali dal titolo “Teatro Spaccato“. A breve si inaugurerà la seconda edizione dal 3 al 5 Giugno.
Le compagnie teatrali vincitrici della prima edizione hanno ottenuto l’assegnazione di residenze artistiche ed una data al teatro Tor Bella Monaca di Roma per i primi classificati.
All’interno del festival vi era una sezione dedicata alle arti visive, dunque ho colto l’occasione per dare il mio contributo anche lì, esponendo per la prima volta due miei quadri che si sommano al talento di tutti i ragazzi e le ragazze coinvolte.
Credo che sia un’iniziativa di valore per chi, come me, vuole intraprendere un percorso professionale nel mondo dell’arte e dello spettacolo.
Sinceramente è nata in modo molto spontaneo, ci siamo incontrate per definire idee e spunti.
L’intento era quello di far conciliare il progetto della locandina con l’emotività sentita dietro l’organizzazione del Festival, nel segno del protagonismo giovanile e della valorizzazione dell’arte in tutte le sue forme.
Una seconda edizione, soprattutto se la prima è andata bene, mette molta paura e insicurezza, perché l’aspettativa può fare brutti scherzi.
Durante l’incontro abbiamo parlato proprio di questo, abbiamo ragionato sulle emozioni provate e sulle energie percepite sotto pelle. Subito dopo, ho iniziato ad abbozzare dei soggetti.
Infine, ne abbiamo scelto uno che rispecchiasse la sfera emotiva delle persone coinvolte e la creatività come punto di riferimento. La silhouette prosperosa del disegno tende ad evidenziare le forme rotonde che si lanciano nello spazio.
Il corpo femminile stilizzato è evidenziato con tratti dinamici e sinuosi, nascondendo i lineamenti fisionomici.
Blu-oltremare è il colore scelto per la parte grafica del festival perché ingloba emotività contrastanti e intense. Ricorda le vastità del mare, ma anche la profondità degli abissi. Ed infine ciò che evoca è un coraggioso salto nel vuoto. Un nuovo inizio, tenendo la paura per mano.
1 “Festival dell’Arte Spaccata“, seconda edizione, locandina, disegno di M.A.; grafica di Gaia Tirone e Claudia Auricchio
Sicuramente deriva dal percorso di formazione che ho seguito presso la scuola Steiner-Waldorf. Fin dalle medie ho imparato a seguire un approccio scolastico alternativo all’insegnamento classico. Il percorso formativo si concentra sulla costruzione della personalità e della coscienza dell’individuo per imparare a stare al mondo, non solo sull’insegnamento di nozioni.
La pittura mi ha sempre accompagnata durante la formazione scolastica e ho imparato a seguire il volere dei colori, dei pigmenti, a seguire l’istinto e non solo la logica.
Ho imparato ad ascoltare il segno del pennello. Supportati da una tecnica precisa, i miei lavori si creano da sé seguendo le forme che mi offrono e che cerco di riconoscere ogni qualvolta mi metto a lavorare su carta o su tela. Si tratta della libertà di adattarsi e affidarsi alle forme che si creano autonomamente.
Deriva dalla famiglia in cui sono cresciuta. Mio padre lavora nel settore musicale e mi ha trasmesso questa passione. Dopo aver fatto molteplici tournée suonando con artisti nazionali ed internazionali, ha aperto la sua scuola di musica insieme a mio zio che è batterista. A sei anni ho iniziato a studiare canto e strimpello qualche strumento. La musica mi aiuta ad esprimere non detti, mi aiuta a fare chiarezza.
Anche la volontà di essere attrice nasce dalla musica, in realtà. Da piccola avrei voluto essere cantante, ma crescendo mi sono resa conto che non mi bastava stare in piedi di fronte ad un microfono. Avevo bisogno di avere padronanza del corpo per poter lavorare anche sulla mia voce.
Così ho scelto di iniziare a studiare recitazione presso l'”Accademia d’Arte drammatica Cassiopea” a Roma. E attualmente mi sto specializzando nel doppiaggio cantato presso la scuola “Ermavilo” a Roma.
Ora come ora, vedo le scelte come possibilità, mai come limite.
L’importante è ricordarsi che si possono sempre prendere nuove decisioni, ci troviamo sempre di fronte a nuove scelte da decifrare.
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In questi giorni, si è svolta la seconda edizione del “Festival dell’Arte Spaccata“, un Festival di Teatro, Musica dal vivo, esposizioni di Arte visiva organizzato e diretto da Macedonia Teatro in collaborazione con l’Associazione Culturale Calpurnia.
Il Festival ha proposto un programma di tre serate, all’interno delle quali hanno coesistito più eventi: il “Concorso Teatro Spaccato” per corti teatrali, un’esposizione di arte visiva e una sezione dedicata alla musica dal vivo.
Per tutta la durata del Festival c’è stata un’Esposizione di Arte Visiva e Audiovisiva con le opere delle/degli artiste/i: M.A., Gaia Tognoni, Tajerin, Leonardo Casciani, Mariano De Lorenzis, Gaia Tirone, Ra-tô-ghè-ton.
Programma del Festival:
Apertura serata con il corto teatrale:
La Madonna dei Topi – Fucina Zero
CORTI TEATRALI
Déja Vu – Collettivo Est
Sala d’attesa – Compagnia Ignotus
MUSICA & PAROLE
Di noi e di tanti altri – Aurora e Marta
CORTI TEATRALI
Il circo senza tetto – Pierre Jacquemin
Peregrinationes – Collettivo Museco
Io mi ricordo quando – Ayroldi/Gambino
MUSICA
Welcome to Sellywood – Sellywood
CORTI TEATRALI
Armature – Merison
Cara Libertà – LiberaKanti
MUSICA
Matti Unici
Grazie a Macedonia Teatro, a tutti gli artisti ed artiste che sono stati con noi in questi tre giorni di Festival!
Grazie a tutti per aver partecipato all’evento in presenza e in live!
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MACEDONIA TEATRO
Un Festival di Teatro, Musica dal vivo, esposizioni di Arte visiva organizzato e diretto da Macedonia Teatro in collaborazione con l’Associazione Culturale Calpurnia, presso l’Ex Mercato di Torre Spaccata (via Filippo Tacconi, 11 – angolo Via dei Romanisti).
Un’occasione di incontro, scambio e confronto per giovani artistǝ under35.
Il Festival propone un programma di tre serate, all’interno delle quali coesisteranno più eventi: un concorso per corti teatrali, un’esposizione di arte visiva e una sezione dedicata alla musica dal vivo.
Per tutta la durata del Festival ci sarà un’Esposizione di Arte Visiva e Audiovisiva con le opere delle/degli artiste/i: M.A., Gaia Tognoni, Tajerin, Leonardo Casciani, Mariano De Lorenzis, Gaia Tirone, Ra-tô-ghè-ton.
Programma del Festival:
Apertura serata con il corto teatrale:
La Madonna dei Topi – Fucina Zero
CORTI TEATRALI
Déja Vu – Collettivo Est
Sala d’attesa – Compagnia Ignotus
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Di noi e di tanti altri – Aurora e Marta
CORTI TEATRALI
Il circo senza tetto – Pierre Jacquemin
Peregrinationes – Collettivo Museco
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Matti Unici
Vi aspettiamo!!!
Disegno di locandina di M.A.
Grafica di Gaia Tirone e Claudia Auricchio
MACEDONIA TEATRO
Grazie a tutti, vi aspettiamo!!!
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Ecco a voi i video della diretta.
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MACEDONIA TEATRO
L’arte coinvolge i sensi, intensifica percezioni e concede interpretazioni soggettive che vanno al di là della volontà dell’autore. Arte non è imposizione. L’arte è libertà di guardare oltre il senso stretto delle cose. La pittura si fa materia concreta per idee, concetti, pensieri, emozioni.
Questa settimana siamo impazienti di farvi conoscere le opere di una giovanissima artista che attualmente espone a Bologna e Lodi. Si chiama Alessia Eva Cerioli e frequenta l’Accademia di Brera. Offre una visione artistica e pittorica che va oltre la mera prospettiva terrena.
Dal 13 al 27 Maggio 2022, Alessia espone alcuni dipinti, che fanno parte della ricerca “Tempio“, in occasione della mostra personale dal titolo “Condottieri della Luce” presso il Caffè Letterario di Lodi (via Fanfulla 3, 26900).
Con parole sintetiche descrive l’universo empatico ed astratto generato attraverso le sue tele:
«L’arte che professo è un’arte rituale, volta ad oltrepassare le finestre della realtà e ad aprire gli occhi su orizzonti mistici.
Le vedute che dipingo sono visionarie, rappresentano ciò che vedono le entità a cui mi riferisco, da dove esse sono collocate. In altri casi invece cerco di racchiudere l’essenza ed il sentimento che sperimento, evocandone l’immagine mentale ed energetica.
Mi interesso di mistica anche per lo studio del “bene” e del “male”, trovo ci debba essere una mescolanza tra i due per poter comprendere veramente quella che è l’essenza dell’essere umano.
La spiritualità per come la vivo in prima persona mi è necessaria per connetterti all’io interiore, legato al mio destino personale.
Le mie creazioni hanno il fine di connettersi all’anima interna delle persone e aprire nuove porte verso orizzonti sconosciuti o dimenticati. Non deve essere necessariamente una connessione religiosa, lo spirituale pervade tutte le cose. L’interpretazione dunque rimane libera, non impongo costrizioni, come è libero il sentimento provato davanti ad esse.
Amo la profonda sincerità delle cose perché essa stessa è legata alla propria verità personale.
L’arte ha la capacità di smuovere qualcosa di profondo, risvegliare la passione dimenticata che dimora in noi e ci accompagna nelle nostre vite.»
Credo che l’arte possa essere una strada per intraprendere un percorso introspettivo di conoscenza del sé, indipendentemente dal giudizio altrui. Queste mie parole sono dettate dall’esperienza.
Tutto quello che faccio ha la sua origine dal figurativo, perché è da lì che sono partita ed è lì che ha preso piede il mio interesse per le tematiche simboliste ed esoteriche. Dallo studio del figurativo sono passata alla performance artistica e all'arte come vita per andare oltre.
Come se l'arte fosse un prolungamento della nostra visione e della nostra anima.
Sono cresciuta in un ambiente familiare dove l’elemento mistico è sempre stato pane quotidiano. I miei genitori si occupano di vetrate artistiche per i luoghi di culto. Dunque questa sensibilità mi appartiene e ne sono consapevole.
Dopo un periodo di ribellione ed esplorazione personale ho iniziato a studiarne i simbolismi a modo mio. Mi ispiro molto alle letture che faccio.
Nel percorso di studio per la tesi Triennale analizzai il percorso della catarsi dell'anima, che si libera dalla caverna dell'oscurità arrivando alla rinascita spirituale.
Lì incontrai René Guénon, Elifas Levi e San Giovanni della Croce e poi fu tutto un involucro di curiosità.
In questo periodo sono molto interessata all’esoterismo dietro la figura del Re Salomone.
Invece i pittori che attualmente mi guidano sono Turner e Rothko, ma non mancano i grandi del Rinascimento, non posso dimenticare nessuno, sono parte di me e mi hanno accompagnata anche loro.
I colori mi ricordano i draghi cinesi nel periodo dei festival per la rinascita dell’anno che precede la primavera.
E la primavera è sempre stata una rinascita per me, più che il primo di gennaio.
C’è qualcosa nell’aria che rende il tempo diverso, una specie di tensione che ti indica che sta per succedere qualcosa di nuovo. E quindi si deve ripartire!
Si parte per andare verso la parte sconosciuta di se stessi (o del mondo).
L’opera farà parte della mostra presso la Galleria de Marchi (via Portanova 1/d, 40123) dal 14 al 23 Maggio 2022, a Bologna.
Guarda, sinceramente ho sempre avuto molta paura di intraprendere questa strada. Ho fatto altri mille lavori. Ma l’arte è sempre stata la mia terapia, il modo per mettermi a nudo. Ora che ne ho una maggiore consapevolezza sono pronta a dare tutte le mie energie a questa strada.
Ognuno di noi parte impreparato, d’altronde, in qualunque ambito, nessuno è impavido dal principio. Credo sia necessario calibrare il passo strada facendo.
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Classe 1937, nasce da una famiglia di lavoratori nel quartiere romano di Casal Bertone.
Giovanissimo parte per l’Argentina in cerca di futuro. Inizia a lavorare come operaio nell’officina dello zio. Dopo alcuni anni di praticantato cambia città e lascia Mar del Plata per lavorare in un’industria argentina specializzata nella produzione di silos di contenimento per petrolio e benzina, si allontana dalla famiglia e dagli affetti.
Dai frammenti di una vita dedicata al lavoro nasce quel forte legame con i pezzi di ferro che caratterizzano le sue sculture. Si tratta di Ready Made realizzati con pezzi industriali di scarto. Ginòb si cimenta nel recupero di materiali industriali e pezzi di ferro.
Dopo essere tornato in Italia ha aperto un’officina a Tor Pignattara. L’officina è diventata negli anni un vero e proprio studio dove lavora con tornio e saldatrici per assemblare chiodi, lamiere, serrature. ricrea sculture zoomorfe e composizioni che parlano del mondo e della società.
L’artista ha occhio per gli incastri. Utilizza ingranaggi, viti, chiodi, lamiere per assemblare narrazioni contemporanee che parlano di società, politica, cultura e libertà espressiva.
Ha scelto l’Ex mercato di Torre Spaccata per esporre le sue opere. Abbiamo colto l’opportunità per intervistarlo. Qui potrete trovare tutto ciò che ci siamo detti.
Allora, come dico sempre ironicamente ai miei amici, lascio a Roma la mia officina di pezzi di ferro e la scultura che mi è stata commissionata in memoria delle vittime del bombardamento del 3 marzo 1944. Si trova a Largo Antonio Beltramelli. Il giorno che non ci sarò più, se qualcuno vuole buttarlo via…
Si trova a Tor Pignattara, è una ex officina. Quando ci sono è sempre aperta perché senza il mio lavoro sarei morto. Lì colleziono e raccolgo pezzi di ferro, viti, punte di trapano, chiavi e serrature.
Sono molto legato al ferro, ci ho lavorato per una vita intera. Accumulo materiali industriali grezzi e metallici, ma non è una raccolta senza scopo.
Ogni pezzo che tengo in officina è parte di una scultura che ho già in mente.
Da sempre. Ho sempre lavorato con il ferro e quando vedo chiodi, viti e bulloni mi vengono “Lampi di idee” come diceva un amico pittore.
Per questo la seconda mostra che feci nella mia vita si intitola “Lampi”.
Invece, la prima mostra a cui partecipai a Roma si intitolava “Avanzi”.
Perché avanzi? Perché mio padre quando vide i miei avanzi, tra parentesi cacca, disse a mia madre: «questo diventerà un artista da grande.»
Questo vorrei che fosse anche l’incipit della mia biografia, se mai a qualcuno venisse in mente di scriverne una.
Sono emigrato quando avevo 17 anni. Non ero ancora maggiorenne, i parenti che già erano partiti mi stavano aspettando. Sono arrivato a Gennaio. E sono finite le mie vacanze. Ho lavorato nell’officina di mio zio, poi decisi di seguire un mio amico per entrare a lavorare in un’industria che produceva silos per i carichi di benzina e petrolio. Ho conosciuto tanti italiani come me in cerca di futuro.
Ho sempre lavorato. Poi sapevo cantare, dunque entrai a far parte delle orchestre nei night argentini come cantante. Ho collezionato esperienze e ricordi. Ora colleziono pezzi di ferro e sculture.
Quando cantavo in Argentina mi facevo chiamare Gino Villy. Per le mie opere, invece, sapevo che avrei dovuto trovare un nome sintetico che mi permettesse di firmare le sculture velocemente. Dunque ho usato il diminutivo vezzeggiativo di Luigino, lo ho tagliato ed è diventato Gino. Poi, ho solo aggiunto la B di Barbaresi. Dunque, ora mi faccio chiamare Ginòb. Semplice e pratico. Non suona bene?
Ho sempre lavorato. Poi sapevo cantare, dunque entrai a far parte delle orchestre nei night argentini come cantante. Ho collezionato esperienze e ricordi. Ora colleziono pezzi di ferro e sculture.
I chiodi, ma perché ce ne ho un milione. Di forme e misure diverse, ne ho talmente tanti in studio di lunghezze e spessori diversi. Si adattano bene ai disegni preparatori che faccio per dare una forma riconoscibile alle mie opere.
L’opera dal titolo “Battiti Ok” è interamente fatta con chiodi di diverse misure assemblati insieme per formare il tracciato dell’elettrocardiogramma.
Il ferro mi fa sempre battere il cuore.
La mostra personale presso l’Ex Mercato di Torre Spaccata ha come titolo “Emozioni Metalliche“.
Credo nelle mille possibilità dei frammenti metallici per dar vita ad idee che parlano con un linguaggio contemporaneo. Credo nella libertà espressiva attraverso pezzi metallici.
Ginòb
L’Ex Mercato di Torre Spaccata ospita in mostra permanente le sculture che sono state donate dall’artista negli anni.
Anche quest’anno, Ginòb ha scelto la nostra associazione per esporre le sue opere dall’anima metallica ed abbiamo colto l’occasione per fare due chiacchiere con lui. Un uomo brillante, veloce, pragmatico ed essenziale. Grazie Ginòb per la tua disponibilità.
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